13 maggio 2012

Uno sguardo al mondo

In questa ventosa domenica, porgo un cordiale saluto a tutti/e i/le visitatori/trici del Bestiario!

Nella settimana appena trascorsa, la Compiuta Donzella del 2000, che poi sarei io, ha potuto notare come i media italiani si siano soffermati su una dichiarazione di quello che può essere definito a buon diritto l'attuale uomo più potente del mondo. Ovvero il presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama.

Come tutti voi saprete sicuramente, recentemente Obama si è dichiarato favorevole ai matrimoni omosessuali, da buon esponente della fazione democratica. Ed ovviamente ciò ha generato una serie di plausi e critiche a livello internazionale.

Ed ora il ben più modesto pensiero della Compiuta Donzella del 2000, che poi sarei io!
Se un uomo ed un uomo o una donna ed una donna vogliono affermare dinanzi alla comunità la loro volontà di stare insieme come compagni/e, non vedo quale sia il problema. E con questa affermazione, necessariamente deve esserci un riconoscimento da parte della società dei diritti che ciò comporta ma soprattutto un'accettazione di tale unione.

Avviso in anticipo che il primo che commenterà che un matrimonio deve esistere forzatamente tra uomo e donna perché così è naturale o così dice la Chiesa, incontrerà un poderoso muro dialettico. In primis perché la legge di natura ha talmente tante sfaccettature che denigrarla ad un misero aut aut significa dotarsi di pesanti paraocchi, ed in seconda battuta nessuno sta chiedendo un matrimonio religioso nella splendida cornice di San Pietro (libera chiesa in libero stato).

Quindi sì ai matrimoni omosessuali, o per lo meno al riconoscimento sociale e legale della loro unione.

10 maggio 2012

Luridi e schifosi animali...

...sono coloro che usano violenza nei confronti delle donne di tutte le età. Anzi, a dire il vero gli animali sono probabilmente offesi dall'essere citati in rapporto a queste accozzaglie casuali di cellule.

Basta aprire almeno una volta al giorno un sito internet di un qualsiasi giornale per scoprire maltrattamenti, stupri, omicidi perpetrati contro le donne. Ovviamente non è una novità: ben prima dell'era dell'informazione, anzi sicuramente in misura maggiore, gli uomini, non tutti per carità ma una percentuale non irrilevante, si sono scagliati contro un essere dell'altro sesso.

Purtroppo anche io sono stata vittima, seppur in maniera quasi irrisoria, del comportamento di un maniaco depravato e folle. Ovviamente su di un mezzo pubblico, per fortuna non da sola. E non dimenticherò mai lo sguardo di pura pazzia che quegli occhi sprigionavano. Fondi di bottiglia specchio di un'anima inesistente, capace di compiere qualsiasi cosa. E mi metto per un istante nei panni di quella ragazzina di 13 anni che è stata violentata da uno squilibrato simile, addirittura nell'androne del suo condominio a Milano.

Urlare e nessuno che accorre in tuo aiuto, tentare di liberarsi e non riuscire a causa della forza soverchiante di un uomo di trenta anni. Lo shock, il disgusto, la rabbia. Una rabbia che mi porta a dire che simili individui dovrebbero essere condannati a rimanere chiusi in una stanza per una settimana...insieme a coloro che hanno sempre accudito quella ragazza come il tesoro più prezioso. Non guardare, girare la faccia dall'altra parte, non sentire e non intervenire. Deve provare quello che ha fatto provare.

Una sfumatura non troppo velata della legge del taglione? Sicuramente. Ma come si può perdonare? Come si può "curare" la vita di quella ragazzina? Non si può.
Non è cristiano, non è eticamente corretto. Ma come si può ospitare il persecutore nelle italiche prigioni per X anni, dove X è un numero variabile discendente, per poi, alla fine della pena, aprirgli le porte dicendo "Ora che hai pagato va' e non lo fare più"?

Quegli occhi sono malati. Un violentatore seriale, un omicida difficilmente cambiano. Dobbiamo dare una seconda opportunità a tutti? Ditelo ai genitori della ragazza ventenne che è stata uccisa recentemente in Sicilia. O ai figli dell'anziana massacrata in Campania. Dite loro che si deve sempre perdonare. Dite loro che è giusto far vivere una vita normale ad un delinquente dopo che ha scontato la sua pena. Ditelo alla madre della ragazza di Genova barbaramente uccisa in strada dall'ex, già fortemente sospettato di un precedente omicidio. O ai figli della sarta inglese che hanno visto la madre morta, con il corpo deturpato.

Se i vostri occhi avessero visto una scena simile, se vostra madre, vostra sorella, vostra moglie, vostra figlia, la vostra compagna fossero in un elenco della polizia sotto il capitolo "vittime", cosa fareste? Cosa chiedereste?
Perdonereste l'uomo senza anima?

08 maggio 2012

Basta che si muovi

Meravigliose menti eccelse che vi fermate a pascolare in questo misero blog, io vi saluto!

Volevo farvi partecipi di alcune considerazioni sulla realizzazione di siti web nate dopo una riunione di lavoro. Riunione durata 3 ore per via di incomprensioni mentali fra i due committenti e per vani tentativi di spiegazione che il ciclo produttivo di un sito web non deve andare in loop infinito.

Passi ore a rendere reale l'impossibile con complicatissime funzioni solo per soddisfare le esigenze del cliente.
Il grafico crea 20 bozzetti per dare forma all'idea estetica del cliente.
Il bozzetto scelto diventa pagina di prova per mostrare le interazioni con l'utente perché il cliente deve vedere.

Ma dopo tutto ciò,  appena prima delle consegna del sito, ti verrà detto: "Ma qui non si muove niente da solo! Non c'è niente che lampeggi! Il testo deve essere di Colore Improponibile all'Occhio Umano ®! Devo fare io il vostro lavoro e dirvi che un sito si deve muovere? Copiate pari pari il sito del nostro competitor!"

Quindi non perdete tempo prezioso a sviluppare innovazioni e a pennellare layout leonardeschi: mettete solo un cavolo di testo lampeggiante, possibilmente di un colore fastidioso, ed uno slider pessimo.
Il vostro cliente non vi ringrazierà ma almeno fisserà inebetito "i movimenti".

P.S. la riunione si è conclusa positivamente dopo la promessa di inserimento di una gif animata: il cliente si è ritenuto soddisfato, esternando il suo stato d'animo con un "Ora sì che va bene! E' tutta un'altra cosa!"

05 maggio 2012

Il furgoncino del mistero

Carissimi/e visitatori/trici di questo umile luogo!

Oggi la vostra Compiuta Donzella del 2000, che poi sarei io, vi svelerà uno dei sette segreti moderni dell'ameno paesino in cui vive, nelle fredde Pianure del Nord.
Si tratta del mistero del furgoncino...o furgoncino del mistero...insomma, chiamatelo come volete poiché tanto la sostanza non cambia!

Nel lontano autunno dello scorso anno mi è capitato, per caso, di intravvedere nel parcheggio (a disco orario) della stazione ferroviaria del sopracitato paese un furgoncino quasi uguale agli altri.
Quasi perché aveva attirato la mia attenzione per alcuni particolari: non disdegnando l'osservazione di automobili & co., non avevo mai visto quel singolare modello ed il fatto che recasse una targa lituana l'ha impresso indelebilmente nella mia limitata memoria.

Sta di fatto che successivamente a più riprese ho scorto lo stesso furgoncino, sempre nelle stesso posto e con la stessa posizione delle ruote. L'autunno aveva poi passato il testimone al generale inverno, che ha agito con le sue armi naturali. Sul povero furgoncino, e sulle multe che ogni tanto visionavo sul suo parabrezza, si è abbattuto il freddo intenso, che fa stridere gli ingranaggi, ed una candida coltre di neve.

Poi è arrivata la piovosa primavera, che ha lavato via dal nostro eroe di ferraglia il vecchiume dell'anno passato e ripulito i tergicristalli pieni di rimasugli irriconoscibili di multe. In tutto ciò, frotte di zelanti poliziotti, carabinieri, vigili urbani e persino militari dell'esercito si sono susseguiti per garantire sicurezza e legalità.
Ma mai nessuno di loro ha notato il tapino bianco, se non per lasciare un ricordo di sé sottoforma dell'ennesima multa.

Si sa, ci sono questioni ben più gravi da tenere in considerazione, ma se una seppur nobile ed augusta cittadina, quale è la Compiuta Donzella del 2000, che poi sarei io, si è avvisa dello stato dell'ormai familiare furgoncino, come è possibile che nessun rappresentante della pubblica sicurezza si sia mai posto delle domande sulla continua ed imperterrita presenza dello stesso?

Molte volte la vostra fulgida scrittrice è stata sfiorata dal desiderio di coinvolgere gli uomini in divisa in questo inquietante mistero, ma è stata sempre frenata dalla volontà di sapere fino a quando un furgoncino può sostare dimenticato in un punto a così alto traffico. Anche perché se la Compiuta Donzella del 2000, che poi sarei io, dovesse mai posteggiare il cocchio in uno spazio non adatto, nel giro di pochi minuti un malvagio carro attrezzi si presenterebbe per recarle non pochi dispiaceri.

Sono combattuta ed inquietata. Che fare? Squarciare il velo ed indicare l'evidente presenza oscura a chi di competenza (che di fatto non è competente altrimenti non ce ne sarebbe bisogno), oppure tacere e rimanere spettatrice non pagante del circo della vita?

Nel frattempo un furgoncino bianco, in solitudine, si sta godendo una procella in un parcheggio di una stazione...

03 maggio 2012

L'amicizia tra cane e gatto

...è possibile e ve ne sono parecchi casi. Solo due canidi, ovvero i miei due demoni pelosi, non mi avevano mai dato l'impressione di aprire uno spiraglio almeno alla tolleranza di un felino.

Oggi mi sono dovuta inaspettatamente ricredere.
Per la prima volta in anni hanno "tollerato" la vista di un gatto, ovvero l'atipico felino di mia cugina. Atipico perchè completamente estraneo ai caratteristici comportamenti della sua specie: è insomma una sorta di cane con le unghie rettrattili.

Sarà forse per questo che due cani da caccia l'hanno bellamente snobbato pur avendolo davanti?

Ai posteri l'ardua sentenza!

20 aprile 2012

App o non app? Questo è il dilemma!

Wazzuuuuup!

Con questo saluto non convenzionale vi accolgo nella mia umile dimora virtuale!

L'argomento del post odierno è permeato di mobile (non il pezzo di arredamento), dal momento che andrò a focalizzare il mio sforzo intellettuale sulla realizzazione di applicazioni per dispositivi mobili.

Recentemente ho avuto modo (mio malgrado) di sviluppare software di siffatta guisa, più precisamente per iOS, che sta ad indicare il malvagio sistema operativo del famigerato smartphone e del purtroppo noto tablet del marchio della mela morsicata.

Cominciamo col dire che ho scoperto recentemente di essere allergica ad un bel po' di frutta e verdura, tra le quali spicca anche il pomo sopra citato. Ma oltre a questa piccola motivazione personale, ricordo che la mela è per antonomasia il frutto del peccato (per colpa sua siamo stati sbattuti fuori dal Paradiso Terrestre) e della discordia (ne è bastata una dorata per scatenare una sanguinosa guerra).

Avrete potuto quindi intuire quale sia il mio atteggiamento verso le app, ovviamente da un punto di vista da sviluppatore. Essendo più animale lato server (I love my terminal), l'interfaccia utente è stata (ed è ancora) per me un'esperienza dolorosa, paragonabile ad una forte pallonata in pieno naso col Tango.
Tutto deve avere una sua forma ben precisa, una sua posizione ben precisa, un suo comportamento ben preciso: l'utente deve essere coccolato, vezzeggiato, viziato e pure adulato. Bisogna creargli un ambiente familiare, dove il suo agire sia già spinto da condizionamenti derivati da migliaia di altre app ufficiali realizzate tutte in maniera molto simile.

Insomma, se non conosci a fondo il mondo della mela, per scelta economica o per principio (e per me valgono entrambi), non puoi confezionare la bomboniera standard. E dal momento che odio le costrizioni in programmazione, a meno di motivazioni conclamate e vantaggiose, la camicia di forza di tali convenzioni mi sta un po' troppo stretta. Se a tutto ciò sommiamo anche il fatto che il mio gusto grafico è pari allo zero assoluto, avrete un quadro abbastanza completo della mia frustrazione.

Ma è innegabile che l'app sia ormai diventata un tassello fondamentale dello sviluppo di un progetto informatico (e non solo) e da un punto di vista meramente funzionale sono anche affascinata da questo mondo, ancora in parte da esplorare.

Ecco quindi che il dilemma si risolve in un "Sì app, ma la grafica è roba da grafici".

15 aprile 2012

Un anno in più

Un buon pomeriggio di una buona domenica a tutti coloro che si trovano a passare da queste impalbabili pagine!

Oggi è il giorno del centenario dell'affondamento del Titanic.
Ieri era il giorno del compleanno (non centesimo ovviamente!) della Compiuta Donzella del 2000 (che poi sarei io).

Entrambi gli eventi sono passati alla storia come grandi tragedie per l'umanità intera.

Ora vi saluto e torno a ponderare circa il modo in cui possa far precipitare un mega iceberg sopra il Parlamento italiano.

27 marzo 2012

Preparativi per nuova vita

Un buongiorno ai/alle cari/care amici/amiche del Bestiario!

E' da un bel po' che non scrivo su queste pagine virtuali, ma non disperate: sto solo tentando di rimanere a galla fra i mille e uno accadimenti di questo ultimo periodo!

La notizia più importante e più sconvolgente è che la Compiuta Donzella del 2000 (che poi sarei io) avrà il suo castello. Infatti, dopo anni ed anni ed ancora anni di risparmio assiduo, alla fine di questo mese un magico (mica tanto) compromesso segnerà a fuoco sulla mia pelle un marchio impegnativo per l'acquisto di un appartamento. Dopo di che a settembre mi rovinerò definitivamente la vita con un mutuo trentennale assassino.
Comunque l'appartamento in sé è molto carino: un trilocale da 100 mq circa, termoautonomo, con una bella cucina grande ed un terrazzino per morire più in fretta a causa dei pollini stagionali. Completano la reggia due camere da letto, due bagni ed un ampio salotto (sembro un agente immobiliare).
Fervono quindi i preparativi per recuperare più soldini possibili in vista della tagliola del mutuo (sto già uggiolando di dolore), con la prospettiva di ripopolare di mobili i locali con molta calma: son figlia di operai e non ho ancora trovato l'albero degli euro.

Non appena entrerò in possesso dell'immobile (quindi a settembre), sarà mia premura fare un rapido servizio fotografico pre-lavori (ovviamente la classica imbiancatura ed altri piccoli ritocchi) per gli/le appassionati/e lettori/trici di questo blog squinternato.

Per il resto si naviga a vista, tra siti web, app per iOS, framework js e Drupal.

12 gennaio 2012

Fiction e strani accadimenti

Buonasera a tutti voi che leggete!

Ho appena finito di vedere la nuova puntata della fiction del momento, ovvero Il XIII Apostolo, e con il fido smartphone da 99 euro scarsi vi sto per scrivere dal mio lettino alcune considerazioni in merito.

La storia è stata congeniata in maniera accettabile e gli effetti speciali, seppur a tratti quasi infantili, fanno il loro effetto: onore al merito quindi di chi l'ha concepita.
Ma non volevo parlarvi propriamente di questo. Da sempre infatti sono affascinata, come molti immagino, dalle manifestazioni insolite, per non usare il troppo inflazionato aggettivo occulte. Ma nel mio caso ho dovuto fare i conti anche con vicende inaspettate, scaturite da mie uscite sorprendenti persino per la Compiuta Donzella del 2000 (che poi sarei io).
Siete curiosi di conoscerle, nevvero?

Ebbene, tenterò di riassumere brevemente gli eventi più salienti.
Chi mi conosce personalmente sa che, nonostante sia attratta da misteri ed eventi straordinari, cerco sempre una spiegazione che rientri comodamente in canoni scientifici: ciò che accade non deve essere assimilato così e semplicemente come lo si vede ma deve essere sezionato, analizzato e conosciuto. Siamo dotati di una mente pensante, in grado di elaborare e ragionare con logica, quindi evitiamo di farci uccellare come pecoroni beoti.
Eppure ciò che mi è accaduto in ben 3 occasioni può essere mal ricondotto ad una serie di strane coincidenze.

Parliamo del primo caso!
Mia nonna materna è venuta a mancare quando frequentavo la quarta superiore: ero molto legata a lei e spesso facevamo simpatici discorsi sulla reincarnazione e sulle visite ai parenti post mortem. Qualche mese dopo la sua dipartita, l'ho sognata per la prima volta: e quell'esperienza onirica è stata senza dubbio molto particolare.
Mia nonna, con una naturalezza sconvolgente, mi aveva rivolto la domanda "Allora, la figlia del Luca (mio cugino) è già nata?". Ovviamente non potevo che rispondere "Nonna, ma sua moglie non è nemmeno incinta!". Espressione di disappunto sul viso di nonna: "Vabbè, fa niente".
Il mattino dopo, con un po' di vergogna, raccontai il sogno a mia madre, la quale bollò il tutto come cretinata. Salvo poi riferirlo a mia zia, madre del precedentemente citato cugino e famosa in famiglia per le arti divinatorie casalinghe.
Dopo una settimana e mezzo circa dal sogno, una telefonata della costernata, ma ovviamente felice, zia diede sostanza allo strano accadimento: la moglie di mio cugino aveva appena fatto un test di maternità, risultato positivo. In quel momento non ricordo chi fosse più sconvolta, se mia zia, mia madre o me stessa. Medesimo stupore 9 mesi dopo, alla nascita della primogenitA di mio cugino.

La storia si ripetè dopo quasi 4 anni con una collega d'ufficio.
In modo del tutto inusuale ed inaspettato anche per me, un giorno la fermai dicendole "Tra un po' avrai una bella bambina, eh?". Ma l'altra mi rispose triste "Magari, ci ho provato molte volte ma nisba. Ed ormai l'orologio biologico sta andando troppo avanti".
Dopo 1 mese scarso avvenne l'incomprensibile: era incinta. Dopo 9 mesi nacque Cristina, la sua unica figlia. Ancora oggi la mia ormai ex collega d'ufficio va in giro a dire che l'ho messa incinta io (che vergogna T_T).

Ultima vicenda, stessa storia.
Prima di lasciare il precedente impiego, mentre salutavo una collega appena sposata, mi sono fatta sfuggire un "Dai, che entro un anno sarai incinta!". Nonostante la mancata volontà di procreare da parte della suddetta (ed infatti quella volta rischiai il linciaggio), dopo nemmeno un anno un'altra vita era in cantiere.
Alla scoperta del fattaccio, la ragazza mi ha fatto pervenire un messaggio: "Avevi ragione".

Insomma, 3 su 3. Nemmeno Michael Jordan poteva fare di meglio.

09 gennaio 2012

Ma è nato prima il LEGO o Legolas?

Cari navigatori/trici virtuali che siete giunti nei goliardici mari del Bestiario,

oggi improvvisamente (ma non troppo) si è affacciata sulla soglia della mia psiche una delle tante domande esistenziali che costellano la breve vita di ogni essere umano:

Ma è nato prima il LEGO o Legolas?

E dopo una serie di ricerche fruttuose nella sempiterna Wikipedia, la risposta si è delineata fumosa sullo schermo: è nato prima il LEGO, ma non esattamente.

Infatti la storia narra che nel 1934 Ole Kirk Christiansen, inventore dei suddetti, affibbiò ai propri giocattoli la denominazione di LEGO, che all'epoca però erano unicamente yo-yo, camion, automobili, salvadanai, ecc. ecc. Il mattoncino come lo conosciamo noi invece entra a far parte del mondo dei giochi solo nel 1947 sotto forma di prototipi e nel 1949 in produzione con il nome di Automatic Binding Bricks.

E fin qui ci siamo, passiamo quindi a parlare del secondo termine di paragone!

Legolas Thranduilion è invece un personaggio fantastico nato dalla penna di J.R.R. Tolkien, che lo ha inserito nel famigerato Il Signore degli Anelli, più precisamente ne La Compagnia dell'Anello.
Perché sottolineare ciò?
Perché Tolkien si dedicò alla stesura dell'intera opera tra il 1937 ed il 1949, pubblicandola poi in 3 volumi tra il 1954 ed il 1955.

Considerando quindi queste informazioni da un punto di vista temporale, avremo quindi il seguente ordine:

1934 - Nascita del marchio LEGO
1937~1949 - Creazione del personaggio di Legolas
1947 - Prototipo dei mattoncini LEGO
1949 - Produzione dei mattoncini LEGO

Da ciò possiamo dedurre quindi che il marchio LEGO è nato prima di Legolas ma Legolas quasi certamente è stato creato prima del prototipo del mattoncino.

Insomma, alla domanda esistenziale si possono dare entrambe le risposte.

30 dicembre 2011

Modify limit for taxonomy pager in Drupal!

ENGLISH:

Dear readers of Il Bestiario,

today's post will be written both in English and Italian, because many developers around the world can't sleep at night thanks to this little bug.

 First of all, let me explain you the fact: in Drupal 7, when you access a taxonomy term page you will see a list of nodes which are identified by that specific term. If there are more than 10 nodes (the default limit for a clean installation of Drupal), the results will be paginated by a simple pager.

Ok, this is neat, but what can I do to increase the max number of items for page? Many developers asked this question but the most interesting answer was "This bug will be fixed in Drupal 8". What? Are you joking pal? XD

So! I opened my faithful shell and used my loyal grep in order to discover the lost temple of limit. And obviously I have found the treasure (fear the power of grep!).

You can find clear evidence in "modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc", line 44:

if ($nids = taxonomy_select_nodes($term->tid, TRUE, variable_get('default_nodes_main', 10))) {


The third parameter of taxonomy_select_nodes is actually the limit that we are searching for.
We know that variable_get returns the value of a configuration variable: so where can we modify it?

After using the grep-inator, the truth descended on this little Earth:

Configuration => Site information => Number of posts on front page


Ok, this is an awful solution by Drupal developers: is there a reason for not assigning to every taxonomy term a nice variable for this aim?
Of course, you can change the taxonomy_term_page function so that you check the existence of the relative custom field and only if it isn't found use the default for the front page.

So, happy patch to everyone (and sorry for my poor English)! XD

ITALIANO:

Cari lettori del Bestiario,

come avete potuto notare, ho voluto scrivere un post bilingue per aiutare più gente possibile con questa bestialata all'interno del codice core di Drupal 7.

Alcuni di voi si saranno imbattuti in una grossa limitazione del sistema: ovvero l'impossibilità di modificare agilmente il numero di risultati per pagina del paginatore della tassonomia. Ovvero, quanti nodi visualizzare per pagina quando si vede l'elenco di un determinato termine di un vocabolario.

Se masticate un po' l'inglese, sapete già dove sta il barbatrucco, ma dato che io stessa, la Compiuta Donzella del 2000, non mi fido della mia capacità di espressione nella lingua dell'oltre Manica, vi riassumo brevemente il tutto!

Vaccata dei programmatori di Drupal: il limite di nodi per pagina della tassonomia viene impostato tramite il numero di post della home page nella configurazione delle informazioni del sito. Questo perché come limit di default della funzione taxonomy_select_nodes all'interno della funzione taxonomy_term_page in "modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc" si sfrutta proprio quel parametro.

I casi sono due:
- vi accontentate e modificate il parametro della configurazione, per un massimo di 30 nodi per lista
- non vi accontentate e modificate a manina il tutto (non so ancora bene se si può fare nel tema un overwrite della funzione della tassonomia): la cosa più intelligente da fare è creare un custom field per il vocabolario che volete limitare in modo personalizzato e leggere quel valore all'interno della taxonomy_term_page. Solo nel caso in cui questo valore non sia presente, potete prendere di default quello della conf del sito

Spero di avervi aiutato nello svelare l'arcano mistero!

29 novembre 2011

Miliardi di facce

N.B. Questo post è stato scritto il 12/04/2007, quindi ben quattro anni fa: l'ho recuperato tra le bozze mai pubblicate (e mai ultimate) ma non ho resistito alla tentazione di mostrarvelo. E' uno spaccato di un periodo della mia vita che non c'è più: ormai prendo sporadicamente il treno ed al massimo mi limito ad osservare l'altrui comportamento in piccole rare attese o camminando per le strade delle Fredde Pianure.
Questo testo mi ha però colpita e mi è sembrato giusto non relegarlo in un cassetto virtuale, anche se incompleto. Lascio a voi la libertà di completarlo, perché siamo tutti circondati da persone che non conosciamo ma che hanno una vita vera quanto la nostra.

Buon pomeriggio a tutti, o navigatori in questo mare binario!

Oggi sono un bel po' stanca, quindi lascerò il mio fido neurone a pascolare per le praterie del Bestiario, senza alcun tipo di restrizione.
Ieri mi è capitato di prendere il treno per ritornare a casuccia mia e, obiettivamente stupidamente, mi sono lasciata sorprendere da una constatazione che è ovvia in tutto e per tutto.

Il treno era pieno zeppo di gente e non conoscevo neanche una persona.

Ora, so perfettamente che non è poi così drammatico, ma ciò ha comunque scatenato un tripudio di pensieri riguardo questa semplice ovvietà.
Guardare tutti quei visi, vedere l'espressione dei loro occhi, scorgere le loro mani...sapere che stavano pensando un qualcosa di inintelligibile...è stato leggermente spiazzante.

C'era un uomo cinese, sulla quarantina, vestito con una camicia, una giacca, un paio di pantaloni ed un paio di mocassini. Sotto il suo sedile c'era un involucro di plastica bianco piuttosto voluminoso, ma quello che mi ha colpito maggiormente è stata la sua espressione: aveva lo sguardo fisso, sempre davanti a sé e non si girava mai, non un movimento del busto o delle spalle. Le mani conserte ogni tanto muovevano le dita, ma solo impercettibilmente.
Immagino quindi che in quel mentre stava pensando a qualcosa, sicuramente in cinese.

Accanto a lui sedeva invece un ragazzo sulla ventina d'anni, occidentale. Era l'esatto contrario dell'uomo: jeans, maglietta e maglione di cotone con scarpe da ginnastica ai piedi. Era irrequieto: continuava a muovere le gambe, si guardava a torno con occhi vivaci ed indagatori, ogni tanto estraeva il suo cellulare e rapidamente armeggiava con i tasti.

Poi c'era una donna, sulla quarantina, che appena la vedi in azione sai chiaramente che sta esaminando il modo di vestire delle altre donne in carrozza: sguardo simile ai raggi x di Superman, passati dalla testa ai piedi e viceversa. Non ha mai un'espressione dolce e se, per tua sfortuna, incroci il suo sguardo mentre sta operando la sua analisi, ricevi un'occhiata tra lo sprezzante e lo schifato: indipendentemente se sei vestita come una stracciona o firmata da capo a piedi.

Un paio di ragazze, presumibilmente universitarie, erano tutte prese dalla lettura di un libro, il più delle volte con un numero totale di pagine oscillante tra le 1000 e le 1500. Non si curano di ciò che accade intorno a loro ma, chissà come mai, sanno sempre a che fermata scendere.

C'era anche un tizio vestito con le classiche giacca e cravatta, coordinate con il pantalone: con la sua 24 ore in mano, probabilmente stava tornando a casa dopo una giornata in ufficio, non particolarmente esaltante, vista l'espressione stanca sul suo volto.

...

28 novembre 2011

Fate sentire la vostra voce!

Carissime/i lettrici/lettori del Bestiario (che poi sarebbe questo blog)!

Dopo un weekend un pochino stancante ma che ha regalato notevoli soddisfazioni (il mio regalo alla sempre giovane Guaritrice per il suo compleanno è stato apprezzato), mi accingo ad esprimermi ancora una volta su queste pagine virtuali.

Ed oggi una domanda sorge spontanea: perché ogni byte sprecato per posizionare i pixel delle lettere di questi post sui vostri monitor non genera quasi mai un commento nello spazio sottostante?
Evidentemente ciò che scrivo apparentemente non lascia spazio all'espressività e all'espressione dell'altrui pensiero. Il che mi suggerisce che effettivamente ciò che scrivo o è troppo banale, o troppo astruso, o troppo aleatorio o semplicemente affatto interessante.

Devo ammettere che questo mi rattrista, poiché ritengo che il vero valore aggiunto di un blog rispetto ad un diario su carta sia l'interazione con il mondo, il confronto di opinioni ed idee, la scintilla dialettica che attiva i neuroni e genera esperienza sociale.

Badate bene, non mi sto lamentando del fatto che questo blog non venga visitato adeguatamente. Anzi, i numeri delle statistiche mensili mi confortano e mi fanno capire che qualcuno spreca minuti preziosi della sua vita a leggere tali bestialate. Ma non vorrei ridurre i/le miei/mie adorati/e lettori/lettrici a freddi numeri.

Fate sentire la vostra voce!


P.S. La moderazione dei commenti è necessaria per impedire ai bot di spammare: mai ho pensato né penserò mai di censurare alcunché.

25 novembre 2011

Italia, o povera Italia...

...figlia di cotali padri e madri, ora ridotta a spettro sbiadito di un tempo che fu e che mai ritornerà.
Fosti fulcro d'un immenso impero ed ora spaurita e inane chini il capo dinanzi a genti che dominavi e che ti temevano ed invidiavano.

Sperduta nella tua accidia, gravata da catene straniere, giaci piangente, in disperata attesa di un eroe che irrompa nel freddo della prigione a riportare un tiepido sole di libertà e giusta giustizia.

Nel mezzo della battaglia combattuta non all'arma bianca ma con numeri e denaro ahimé non sonante ed immaginario, a nulla servono i tuoi belletti, i tuoi ricordi e le tue dolci note, giacché non è armonia a regnar su questa terra resa opaca dall'umana specie bensì il gelido rigore di voluttuosi interessi.

Ed i tuoi figli, dimentichi delle auguste origini e spiazzati da cimenti inaspettati, immobil si parano innanzi alla tua esile figura un tempo giunonica ed odono i tuoi strazianti gemiti senza osar proferir parola alcuna, se non con flebili mugugni. Troppo distratti, troppo infantili, si lasciano ammaliare ed irretire da chi sussurra instancabilmente versi di niun senso, poiché non ascoltano, non accendono il lume della mente loro e pensano ma con altrui sentimento.

Nessun uomo ti salverà, nessuna mano si alzerà in tua difesa perché la tua vera forza, il tuo popolo, non è più tuo ma di vizi ed inerzia. E triste ed addolorata perirai sotto la scure che già ora pende sul tuo capo, sì pallido e smunto.

Vuote ideologie, celanti squallidi interessi, sono ben poca armatura contro i fendenti che dilaniano le tue membra. Ed il tuo sangue, rosso come il vino della tua terra, come la lava dei tuoi vulcani, come i frutti delle tue fronde, come le fiamme del tuo passato coraggio, lorderanno i tuoi assassini, che ridenti si addormenteranno sognando nuove malefiche imprese, dimenticandoti.

Italia, o povera Italia...

24 novembre 2011

Chabudai Gaeshi

...ovvero l'arte di rovesciare i tavoli in Giappone!

Illuminanti ed illuminate menti eccelse che visitate sporadicamente e non queste umili pagine: io vi saluto!

Oggi vi parlerò di un gesto ormai entrato nella cultura giapponese, come espressione estrema di rabbia e nervosismo nell'ambito familiare. Si tratta del chabudai gaeshi, ovvero il movimento col quale di solito il padre di famiglia ribaltava il chabudai, il tradizionale tavolo a gambe corte giapponese, per sottolineare il proprio vorticoso giramento di pianeti oltre il limite accettabile.

La tecnica è molto semplice! Seduto sul tatami, l'uomo infila le mani a palmi in su appena sotto il tavolo che ha davanti, dopo di che flette i muscoli delle braccia e catapulta il tavolo della direzione opposta alla sua. Ahimé, molto spesso il tavolo andava a centrare in pieno la sfortunata moglie, ovviamente considerata dal bruto come causa del proprio nervosismo.

Con il passare degli anni, questa bestialata è piano piano uscita dall'ambito familiare per entrare nel repertorio comico giapponese e talvolta la possiamo rintracciare in momenti esilaranti in alcuni anime.
Quello che molti non sanno è che la Taito ha prodotto un gioco proprio dedicato al chabudai gaeshi, le cui immagini salienti sono visionabili nell'apposito sito.

Il Bestiario, ovvero questo blog, del quale è reggente la Compiuta Donzella del 2000, che poi sarei io, vuole offrirvi la visione del gameplay attraverso un video prodotto da un utente (tale naji53) su YouTube!

Buona visione e buon divertimento!


16 novembre 2011

Cogitazioni filosofico-informatiche

Meravigliose creature virtuali che in questa ragnatela impalpabile atterrate per caso o volontariamente!

Ultimamente mi sento particolarmente mentalmente in forma e sto riscoprendo piano piano la mia vena letteraria, un po' a discapito però della mia solita verve analitica. Insomma, sto concedendo l'utilizzo del parco neuroni attivi (attualmente fermo a 2 elementi) più al dolce gioco verbale che al freddo calcolo razionale. Quindi beccatevi codesto altro post e non lamentatevi dello spreco di byte!

E' da un po' di giorni che rifletto sulla consistenza dell'universo informatico: in questo piccolo globo terracqueo non vi è nulla di più calzante al panta rhei di Eraclito (per la cronaca italiana "Tutto scorre") come lo stato dell'arte della scienza del codice binario. L'evoluzione continua ed inarrestabile dei linguaggi di programmazione, delle metodologie e soprattutto dell'architettura hardware costringono chi si cimenta nell'ambito informatico a continui aggiornamenti per non rimanere "fuori dal giro". E solo una vera passione ed un'inesauribile "voglia di fare bene" riescono a dare quella spinta necessaria ad impegnarsi in un infinito apprendimento.

Ma chi lavora in questo ambito sa perfettamente che dove dovrebbe esserci un turbinio inarrestabile di idee e di concetti, spesso c'è invece una roccaforte inamovibile di fondamenti talvolta clamorosamente obsoleti. E la spinta di chi vuole invece innovare si arresta su un invalicabile muro costrittivo.
Ovviamente una condizione necessaria, ma non sufficiente, per lanciarsi davvero nell'esplorazione di domini appena scoperti richiede una buona dose di coraggio, perché, come la saggezza popolare insegna, "chi lascia la via vecchia per quella nuova sa quello che lascia ma non sa quello che trova": e nel campo del business, dove fatturare in sicurezza è doveroso per garantire stabilità all'azienda, si preferisce stare al pelo della linea di galleggiamento dell'innovazione piuttosto che navigare a vele spiegate nel bel mezzo di una tempesta di novità sperimentali.

Fortunatamente, sembrerebbe comunque che, con il passare degli anni e con le linee guida dettate dal mercato, questa tendenza all'immobilismo stia lentamente regredendo, rimanendo così incapsulata solo in determinati ambiti. Dopo tutto, con un'offerta sempre maggiore di produzione di codice, la concorrenza si articola sia sul piano economico che su quello dei contenuti ma anche l'incredibile velocità di diffusione delle informazioni, di documentazione e di esperienze tramite Internet supporta gli sviluppatori.

Sta di fatto però che nella mia breve ma intensa vita di coding ho avuto la fortuna, ma talvolta la sfortuna, di incontrare sia individui affascinati dal progresso informatico che esseri contenti di trattare lo sviluppo come se fosse una meccanica operazione di copia/incolla di codice vecchio di anni.

Mi piace annoverarmi tra coloro che invece trovano soddisfazione nell'assemblare nuove combinazioni di istruzioni, tempo permettendo, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima: la sfida tra la mente umana ed il calcolatore per piegarlo alle sue necessità rappresenta un gioco troppo interessante ed avvincente per un'alzata di bandiera bianca alla prima difficoltà.

D'altra parte se il computer è un servo stupido, non vedo perché dobbiamo esserlo anche noi.

15 novembre 2011

Il calduccio in una copertina

Sublimi lettrici/lettori del Bestiario!

Questa sera, con una temperatura di ben 0°C nelle Fredde Pianure del Nord, voglio innalzare un inno gioioso e riconoscente alla mia adorata copertina.

Dopo essere rientrata quasi alle 22 da una trasferta per mettere a posto il pc di mio cugino, affetto da poltergeist, con le membra intirizzite dal freddo, stavo per soccombere ai brividi ed ai geloni quando all'improvviso la porta di casa mia si spalanca e mi avvio verso il mio giaciglio. Ivi trovo la soluzione di tutti i miei problemi: la mia copertina blu con le maniche, ideale per chi ha un freddo peloso di inverno ma non vuole rinunciare all'interazione col proprio computer o con un bel libro.

Dopo una decina di minuti passati nel suo caldo abbraccio, ho subito ripreso un po' di spirito vitale ed ora posso finalmente sentirmi termicamente a mio agio e prossima allo svenimento per stanchezza.

Indi per cui, dopo aver accarezzato ancora una volta la morbida superficie della copertina, auguro a tutti voi di passare una lunga nottata al calduccio e me ne vado a vegetare sul letto!

14 novembre 2011

Un rapido pensiero

D'un tratto, costretta dai casi di questa beffarda vita, mi sovvengono le parole di un tempo così lontano ma così vicino.


Raccontano d'una nobile razza di cavalli che, quando sono eccessivamente incalzati e accaldati, istintivamente si mordono una vena per facilitare il respiro. Così vorrei anch'io aprirmi una vena, che mi procurasse eterna libertà.

I dolori del giovane Werther - Johann Wolfgang Goethe

08 novembre 2011

La casa da sogno rimane sempre un sogno

Buongiorno a tutti/e i/le lettori/rici del Bestiario!

Si sa, uno dei sogni di tutti noi (o quasi, dipende dalle filosofie di vita) è quello di avere una casetta di proprietà, un nido caldo nel quale rientrare dopo una giornataccia o dove trascorrere momenti felici con la persona amata.

E purtroppo si sa anche altro: che la casa ormai non è più un bene alla portata delle tasche del 99% degli italiani. La spiegazione è semplice: il costo in sé della casa già è eccessivo (ovviamente dipende anche dalle zone) ma in più saltano fuori anche spese che, calcolate in percentuale sul valore della casa, si rivelano dei veri e propri salassi.

Facciamo un esempio!
In un paese sperduto nelle Fredde Pianure del Nord (e fra poco pure allagate come gran parte dell'Italia), c'è una casetta, un trilocale in una piccola palazzina, che viene venduta alla modica/non modica cifra di 200.000 euro. Ovviamente casa usata, perché quelle nuove sono intoccabili, con i costruttori che propongono sempre gli stessi tremendi prezzi al metro quadro.
La casetta è in vendita tramite un annuncio di un'agenzia, poiché giustamente l'attuale proprietario, come quello futuro, vuole essere tutelato.

Ebbene! E' l'ora di fare un paio di conti!

Di solito l'agenzia si prende il 4%+IVA del costo dell'immobile, quindi... siamo sui 9.680 euro minimo.

I carissimi (in tutti i sensi) notai invece hanno degli onorari che lievitano a seconda della rendita catastale della casetta, e che entrano in gioco sia per quanto riguarda il mutuo che per il passaggio di proprietà. Approssimando per difetto, siamo sui 10.000 euro.

Magari avessimo tutti la fortuna di avere qualcuno che ci foraggia, ma la gran parte delle persone che vuole comprare casa deve fare un bel (mica tanto) mutuo. Le banche, soprattutto in questo periodo di crisi ma anche prima, finanziano al massimo (quando vogliono) l'80% del valore dell'immobile. Calcolatrice alla mano, per la suddetta casetta (e fa anche rima) il compratore potrebbe richiedere fino a 160.000 euro.
Che con i tassi attuali (bassi ma con spread micidiali) si traducono approssimativamente in 700 euro al mese per 30 anni. Ed ovviamente alcune banche richiedono anche un corrispettivo monetario (più o meno esoso) per le spese di accensione del mutuo: forfettiamo a 1.600 euro.

Ed ora con l'aiuto della matematica (che non è un'opinione come l'economia e le leggi) tracciamo il quadro complessivo.

200.000 euro di casa
9.680 euro di agenzia
10.000 euro di notaio
1.600 euro di accensione mutuo

TOTALE: 221.280 euro (mobilia et altro esclusi)

Ora! Sapendo che la banca finanzia al massimo 160.000 euro...questo totale ci dice che per l'acquisto di quella casa bisogna avere come minimo la bellezza di 61.280 euro come base.

E ci sono politici, i quali in un anno riuscirebbero a raggranellare il doppio della cifra di base, ai quali la casa viene pure regalata.

Ma dove sono finiti i diritti degli italiani?

23 ottobre 2011

Addio Sic!

Cari lettori/lettrici del Bestiario,

dopo tanto tempo scriverò un altro post perché oggi si è verificato un accadimento terribile, al quale mai si spererebbe di assistere.

All'età di 24 anni, Marco Simoncelli, pilota di Moto GP e ragazzo simpatico e divertente, ha lasciato traumaticamente la sua vita sull'asfalto del GP della Malesia.

Per puro caso ho assistito in diretta alla tragedia (in realtà di solito mi sveglio un po' più tardi alla domenica) e subito ho intuito che per quanto efficaci siano diventate le procedure mediche, di fronte a taluni episodi nulla può essere ancora fatto.

Se ne va quindi un ragazzo che ha sempre affrontato la vita con un sorriso sulle labbra, anche quando gli era stata affibbiata l'etichetta di "cattivo in pista" per taluni comportamenti aggressivi, dettati solo dalla smania di raggiungere il gradino più alto del podio.

Raggiunge la schiera di tanti, sicuramente troppi, motociclisti che hanno pagato la realizzazione del loro sogno di velocità con la vita. E che in questo mondo ormai marcio hanno rincorso la loro passione cercando di superare se stessi prima ancora che i loro avversari.

Se ne va tra la commozione di coloro che lo hanno "vissuto" di persona, che hanno parlato con lui, scherzato e condiviso gli attimi di tutti i giorni, ma anche tra quella della gente comune, che ha guardato parte della sua vita su uno schermo, come se stesse assistendo ad una scena da una finestra. Ed in queste poche ore regalate ogni mese a tutti noi, ha sempre mostrato quella voglia di vivere che conquista e fa sorridere.

Ed è proprio col sorriso sulle labbra che dovremmo ricordarlo e non come talune testate giornalistiche (ad esempio Il Corriere della Sera), sul quale comportamento mi astengo dal commentare perché potrei divenire "leggermente" scurrile, che in home page sbattono forse l'ultimo istante della sua vita, steso esanime senza casco sulla pista, persino cerchiato in rosso.

Ma probabilmente in questo momento te ne fregherai (ed in realtà te ne sei sempre fregato), in carena per raggiungere al più presto il Paradiso dei motociclisti.

Addio campione.